giovedì 17 settembre 2009

Le feroci critiche fiorentine

La “critica fiorentina” su ogni qualsivoglia argomento ha ormai raggiunto una frequenza quotidiana. Ogni novità che riguarda lo sviluppo cittadino, le opere pubbliche, le scelte politiche ha una risonanza “critica” che raggiunge, a volte, livelli "feroci".
Questo tipo di atteggiamento proviene da lontano, i fiorentini contemporanei hanno ereditato dai propri avi simil comportamento, sempre critico e poco costruttivo, per il “gusto” di criticare.
Un esempio plateale riguarda l'edificazione del Palazzo Bartolini Salimbeni di Piazza Santa Trinita a Firenze. Fu edificato da Baccio d'Agnolo tra il 27 febbraio 1520 ed il maggio 1523.
La famiglia, per la costruzione della propria dimora, predispose un registro dei lavori dove vennero annotate tutte le spese, dettagliando anche il compenso per l'Architetto che progetto questo innovativo palazzo; il "Libro della muraglia".
Un palazzo costruito con nuovi criteri, che divenne importante per lo sviluppo dell'architettura residenziale fiorentina, fu inaugurato un nuovo stile di presentare le facciate, fu uno stile rinascimentale alla romana, una novità per l'architettura rinascimentale della città, essendo ispirato a forme classiche.
Anche il Vasari ci spiega la nuova architettura: fu il primo edifizio, quel palazzo, che fusse fatto con ornamento di finestre quadre con frontespizi e con porta, le cui colonne reggessimo architrave, fregio e cornice”.
Da questa "innovazione" architettonica partirono le polemiche, fu aspramente criticato, ancora Vasari ci descrive le critiche: "furono queste cose tanto biasimate dai fiorentini con parole, con sonetti, con appiccicarvi filze di frasche, come si fa alle chiese per le feste, dicendosi che aveva più forma di tempio che di palazzo, che Baccio fu per uscirne di cervello; tuttavia sapendo che aveva imitato il buono e che l’opera stava bene, se ne passò”.
E' per questo motivo che sopra la porta d'ingresso del Palazzo Bartolini Salimbeni, il Baccio posizionò una scritta a futura memoria di ciò che dovette subire prima del successo: "Carpere promptius quam imitari" (criticare è più facile che imitare).
Lo stile venne successivamente riprodotto e segnò il passaggio al manierismo.
Sul Palazzo ancora un'altra curiosità di Firenze, Baccio D'Agnolo fece incidere sulle finestre un motto: "Per non dormire". Un'ipotesi che giustifica la scritta riguarda il modo di condurre gli affari. I Bartolini Salimbeni al tempo erano una delle potenze dell'economia cittadina e spesso gli appuntamenti d'affari potevano farsi anche di notte; l'altra ipotesi riguarda del sonnifero fatto assumere dai rivali compratori di merce in modo da essere i primi all'asta delle mercanzie al mattino presto;,questa versione potrebbe essere supportata dal fregio scolpito sullo stemma dei Bartolini-Salimbeni, Tre Papaveri, chissà se già da allora venissero usati in "alchimia" per produrre una certa sostanza? Quest’ultima un’ipotesi un po’ azzardata!

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