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Pirateria storica e diritti d'autore

Questo post, come si evince dal titolo, riguarda i diritti d'autore, ma come vedremo, anche di usi e costumi italiani che hanno resistito fino ai tempi odierni.

Felice Le Monnier è stato un grande fiorentino (acquisito) che nato in Francia, si avviò al mestiere di tipografo per punizione. Fu affidato dal padre ad un amico di famiglia che dirigeva una stamperia a Parigi. Costretto a diventare tipografo per castigo, Felice Le Monnier scoprì così, quasi per caso, la propria vocazione. In breve tempo si impadronì di tutti i segreti del mestiere e in pochi anni divenne direttore della tipografia.
In seguito si trasferì a Firenze e non ebbe difficoltà a trovare lavoro. Entrò nella tipografia di Passigli e Borghi. Nel 1837 fondò insieme a Borghi la Felice Le Monnier e C.: è l’origine della storica casa editrice Le Monnier, ancora oggi attiva nell’ambito del gruppo editoriale Mondadori.
La nuova impresa per i primi anni lavorò come semplice tipografia, ma Le Monnier, che nel 1840 aveva raggiunto la piena proprietà di tutta l’azienda, coltivava un progetto ambizioso: diventare editore. Fu così che nel 1841 venne pubblicato il primo libro.

Questa breve premessa per introdurre una prefazione all'edizione di un libro, scritta direttamente da Felice Le Monnier, che descrive in poche parole la situazione che si stava verificando nel nostro paese intorno al 1895.

Riporto integralmente la prefazione:

AGLI ONESTI LETTORI
FELICE LE MONNIER

Pubblicando questo volume, del quale si rende ampiamente ragione nel seguente Avvertimento, mi giova profittare dell'opportunità per far cauti i benevoli che mi hanno incoraggiato finora colla loro approvazione, sulle contraffazioni che di un certo numero di volumi della Biblioteca Nazionale vennero in luce da qualche tempo, in Napoli e altrove. La sfrontatezza di alcuni Editori si è spinta fino a stampare lo stesso mio nome, e la mia cifra, non solo nel frontespizio dei volumi falsificati, ma ancora su quello di opere non uscite mai da' miei torchj. Quantunque l’occhio anche il meno esperto non possa rimanere ingannato da siffatte sconce edizioni, dannose non tanto al mio interesse quanto al mio decoro, credo mio debito il protestare contro questa ladra speculazione, che per sé stessa cadrebbe, ove non le porgesse mano una tal classe di Libraj, i quali, se non sono del pari impudenti, si mostrano non men disonesti. È da sperarsi che la esperienza proverà a tutti i Governi d'Italia, primo fondamento della educazione dei popoli essere il rispetto alla Proprietà, né potersi infondere in essi il sentimento dell'onesto, finché non esistano Leggi che puniscano i contraffattori; i quali, appropriandosi impunemente il frutto delle fatiche altrui, riducono la nobile professione di editore a riprovevole mestiere di trafficante. Firenze, 12 ottobre 1895

Son passati 115 anni, i luoghi e la disonestà sono le stesse...


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