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La barbiera degli alpini

Quando in caserma, come in trincea, nei momenti in cui non c’è da far niente, lo spirito chiassoso e ironico spiritoso e ilare del popolo italiano, prende corpo e forma. In queste occasioni si inventano canti e canzoni, parodie e stornelli. Quale migliore occasione è quella dove è possibile immaginare di farsi far la barba da una barbiera! Immaginare addirittura una barbiera in trincea. Dove le donne sono sognate per mesi e mesi!! Se poi ad immaginare tutto questo sono gli alpini…! 
Il canto si chiama infatti “La barbiera degli Alpini”, i cui autori si perdono nel tempo, fra le migliaia di alpini che l’hanno cantato, modificando chissà quante volte il testo, ironizzando sul doppio senso. In tempo di guerra la professione del barbiere era svolta, spesso, dalle donne. Belle? Soprattutto!! In ogni caso lo dovevano essere nel canto e nell’immaginario collettivo idealizzato in trincea.!! Ci mancherebbe se la ‘barbiera’ non fosse neppure bella!! “ Ohi barbiera, bella” (allora la barbiera è bella per davvero!!) attaccano bassi e baritoni, in fortissimo, divisi da una settima. “Barbiera, bella!!”. “La barba che mi vuoi far?” Questo l’incipit, che è tutto un programma per l’ironia che già si intravede. La barbiera è disponibile “..Mi la barba la ti farìa, ma g’ho paura del mio marì”. Ma non ti preoccupare, perché il marito “..l’è in Francia e speranza non ha di ritornar”. Marito o no, che ritorni o no ‘..la barba ti voglio far’. Perché ‘La tua barba l’è riccia e bella, la fa innamorar’. La barba sarà sicuramente fatta: marito o non marito, Francia o non Francia, barba o non barba!!??
Francoeffe

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