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L’Angelo ribelle

Il gesto dell’ombrello si sa, ha sempre il suo “fascino”, di sicuro suscita un certo scalpore quando viene fatto da un angelo. Sul portale della porta minore di destra guardando la facciata del Duomo di Firenze, ultimo di una serie di angioletti molto espressivi pare risolvere molte discussioni.

 Non è il solo angelo che osò ribellarsi all’ordine divino. A differenza del portale di sinistra dove sono rappresentati da Giovanni Paganucci alcuni angeli con i simboli della passione, i fratelli buoni insomma, questi angeli in altorilievo fanno parte della serie definita gli “Angeli dell’Apocalisse”, realizzati da Emilio Gallori e Cesare Zocchi intorno al 1880.
Il portale di destra della facciata del Duomo infatti, fu realizzato in tempi successivi rispetto agli altri due, e riconosciamo una discreta differenza espressiva in tutte le realizzazioni, compresa la porta in bronzo.
Gli Angeli dell’Apocalisse sembrano raccontare una storia, si sono prestati negli anni ad invenzioni fantasiose, ad invenzioni ed a novelle raccontate dai nonni ai propri nipoti, proprio perché ad ogni angelo possiamo assegnare un’espressione emotiva diversa, fino a raggiungere colui che in assoluto evoca la ribellione, il suo gesto è l’emblema del rifiuto e della conclusione del discorso; l’Angelo ribelle!
In verità dovremmo anche porci di fronte all’aspetto della sofferenza delle rappresentazioni degli Angeli dell’Apocalisse e soffermarsi infine sull’Angelo ribelle; osservandolo da una prospettiva diversa, cioè cercando di guardarlo negli occhi, si nota la stanchezza, la volontà esplicita di appoggiarsi a qualcuno a qualche cosa, per alleviare la pesantezza della vita.
Una delle storielle che tutt’oggi si raccontano ai piccini, parla degli Angeli tutti a pranzo insieme in un bel ristorante del centro storico fiorentino. Quando a fine pasto iniziarono a dibattere su chi dovesse pagare il conto, tutti iniziarono in sequenza lo scaricabarile verso l’angelo successivo fino a raggiungere l’ultimo che “cordialmente” non proferì nessuna parola e mandò tutti quanti a quel paese. Se, al posto del conto del ristorante, mettiamo il conto dei lavori della facciata del Duomo, si potrebbe ricostruire la stessa identica conclusione.

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