Via dell'Amorino

Da ragazzi, si sa, la fantasia corre laddove…laddove non arriva la possibilità di praticare quel che la fantasia desidera.
Via dell’Amorino, prima della famosa Legge Merlin, dal nome della Senatrice che la propose, era come adesso, una strada breve, modesta, stretta e fors’anche buia, ma sicuramente molto frequentata da un pubblico maschile, solitamente in servizio militare, quasi sempre non coniugato.
Quasi sempre, ma mai giurare su certe faccende! Ai ragazzi non passavano mai gli anni, pareva non arrivasse mai il 18° compleanno, per scoprire, provare, crescere. Il nome di questa strada la cui frequentazione maschile era assai fitta e così desiderata dai ragazzi, pare venisse dal precedente via della Morina, forse evocante donna di facili costumi.
Amorino è diminuitivo di Amore che era il nome, via dell’Amore, di un tratto di strada di quella che oggi è via S. Antonino. Forse che il nome, via dell’Amorino, voglia intendere una stradetta (come è di fatto) rispetto alla maggiore, via dell’Amore, per cui è stato usato il diminuitivo? Il vecchio nome di questa stradetta era però un altro : era via dell’Amoricchio.
Amori, Amorini e Amoricchi: il mistero s’infittisce! Chissà quale sarà la giusta versione.
Ad ingarbugliare ulteriormente le carte interviene anche una antica tesi secondo la quale in questa strada si consumò a letto l’epilogo di un raggiro amoroso che vide protagonisti un certo messer Nicia Calfucci, Lucrezia sua moglie, tal Callimaco Guadagni ed un maneggione di nome Ligurio, che provvide a far incontrare due di questi tre personaggi in quell’epilogo d’alcova. Pare addirittura che questa vicenda abbia ispirato Niccolò Machiavelli a scrivere “La Mandragola”. Nientepopodimeno!
Francoeffe

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